A:. G:. D:. G:. A:. D:. U:.

Massoneria Universale 

Di Rito Scozzese Antico ed Accettato

Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana 

degli Antichi, Liberi Accettati Massoni®

Comunione Italiana di Piazza del Gesù®

R:.L:. Libertà n.52 Or:. Di Patti Valle del Timeto

L’AVVENIRE PITAGORICO
INTRODUZIONE

Prima di ogni “preliminare”, chiediamoci cosa potrebbe riuscire più utile ad una impostazione (se non ad una definizione, che già ci porterebbe troppo avanti) del tema pitagorico: il Maestro nella sua atmosfera leggendaria, o la dottrina nella sua articolazione culturale ?
Da tempo, gli studiosi hanno preferito dire, al posto di “Pitagora”, “i Pitagorici”. Ma il Saggio resta il simbolo, o addirittura il suggello, di varie armonie emerse dall’ombra dei tempi e ricomposte in disegno di architettura. Il Mito in fondo, può servire a che la verità sia tramandata di generazione in generazione, senza impressionare gli uomini oltre misura; e poiché il Saggio può avere contemporaneamente limpidezza di fanciullo e profondità di filosofia, non credo sia indispensabile decidere a priori se è più conveniente parlare degli uomini o delle teorie. D’altra parte, la vitalità di un’idea si vede quando essa offre ai cervelli, la misura più idonea per affrontare il futuro. E mi pare che questo sia appunto il nostro problema.
Un altro interrogativo. Mentre la Civiltà segue l’ascesa e il discendere dei propri “corsi”, qual’è la strada più sicura affinché l’individuo resti consapevole della propria autenticità umana ? L’iniziazione presenta all’uomo l’ideale-limite della conoscenza di sè in relazione alla Natura e sul fondamento della riscoperta della Parola divina. Naturalmente non si tratta del ritorno all’età dell’oro: la più persuasiva innocenza implica l’approfondimento dell’analisi razionale. La Conoscenza (in quanto illuminazione) non si ferma alle mere soluzioni della logica, ma -per la sua stessa qualità irradiante- significa dare sempre più spazio all’orizzonte dell’uomo. Anche la storia che ci sta alle spalle non è immobile: è semplicemente lo specchio dei tentativi di chiarire il vero rapporto intercorrente tra le ombre e le luci del disegno “filosofico” (e non solo maturato di tempo) dell’Umanità. Noti ed ignoti alla cultura ufficiale ed alle memorie “d’obbligo”, gli Iniziati sono stati -di tale tracciato- i “filosofi” di punta.
Un’apodissi famosa di Cagliostro recita: -ogni verità promana dall’Oriente, ogni iniziazione viene dall’Egitto”. Il Rito Primitivo ha assunto, nelle sue vesti storiche, la denominazione di Memphis e Misraïm, ma risale tanto indietro nel tempo, che qualcuno ha affermato: -Iddio fondò la prima loggia del mondo e vi iniziò Adamo, la prima Creatura.
Una parola sull’Egitto, prima di andare avanti. Fu terra meravigliosa e contraddittoria ove la credenza solare non giunse per esempio a superare la fissità assoluta della materia consacrata dall’imbalsamazione; ma ispirò la prima guerra di religione e la prima sanguinosa testimonianza dei seguaci del Monoteismo, guidati da un Figlio del Cielo e procedenti fuori dell’esoterismo misterico, nelle sabbie mobili del sentimentalismo popolare fanatizzato dai sacerdoti. L’umiltà di Amenophis nasconde ancora il mistero di una missione spirituale, avendo egli attribuito la rivelazione di Aton, il Sole, al proprio padre nella carne (nel quale adombrò probabilmente il Maestro). Tornando alla leggendaria iniziazione di Adamo, anche qui è da dire che, più del passato e dello stesso presente, conta l’Avvenire: la verità si è posta davanti all’essere vivente come il suo grado di umanità da perseguire e raggiungere. Quando parla di “creazione”, il linguaggio del Rito Antico e Primitivo intende che il Logos di Dio ha cominciato ad animare gli spazi. Per rendersi consapevole di tale atto di illuminazione, l’io deve procedere tra le vibrazioni della vita, nella “porta stretta” delle Scritture, con l’interiore celebrazione del mistero, di secolo in secolo, non soltanto perché è “chiamato” ma sopra tutto se risulta “eletto”. E’ questo il viaggio perenne di Pitagora, non morto mai nelle fiamme della sua dimora. Quando si volge specificatamente all’Egitto, il Rito che si propone di liberare l’Architettura dei Templi dal peso delle sabbie di Memphis, pone un metodo facilmente identificabile nella Tradizione. Osiride e Iside infatti, sono le facce gemine della Luce, ma il loro futuro è Oro, e l’iniziato in se stesso lo dovrà scoprire, di pari consentimento, le risonanze dell’armonia cosmica -in Pitagora- procedono su piani d’illuminazione incommensurabili. Ci troviamo dunque, sempre nel quadro di una evoluzione eterna; e quando tutto sarà luce, potremo dire che il Verbo è tra noi: come il Pensiero cosmico cammina tra noi ogni attimo.
Pitagorismo, superata la domanda se vale di più rivolgersi all’Uomo o alla Dottrina, un altro interrogativo riguarda la maggiore o minore validità filologica e la fedeltà dei documenti. La loro attendibilità, la esatta portata e le origini appartengono alle ricostruzioni “tecniche” numerose ed efficienti. Non credo comunque che la critica, per quanto efficace, abbia delineato in maniera inequivocabile lo spartiacque tra l’autentico e l’immaginario dei contenuti. Ora l’impostazione del convegno PITAGORA 2000 contiene una avanzata intenzione ed io così la vedo: stabilire una linea tra” ciò che è vivo “ e “ciò che è morto” nel Pitagorismo.
Si potrebbe allora rievocare il profondo senso unitario della cultura e della vita associata del Maestro. Potrebbe essere preludio di un corale destinato a rispondere alle previsioni ed alle speranze dell’Era dell’Acquario, e ciò a superare gli scompensi e gli squilibri tra economia, scienza, politica, morale ecc. (che i nostri giorni lamentano). Giuseppe Garibaldi era studioso di matematica, geografia ecologia, mistico amico della Natura, ove identificava il tempio dello Spirito e ritrovava le creature vegetali ed animali come fratelli e sorelle, e guardando gli astri sapeva ritrovare la strada e scampare i pericoli, nelle pianure, tra le montagne, sul mare, e interrogava gli astri prima delle battaglie. In un mondo straziato dall’incomunicabilità e dalla dissociazione, vi è davvero da riflettere su tali impressionanti concordanze.
A questo punto, credo valga la pena di rovesciare, per così dire, le posizioni. Condurre cioè un’analisi di quelle sillogi di dottrina che sono i gradi rituali, per ricavarne l’impronta di Pitagora. Basterà cogliere le tre tappe simboliche -e reali- della fondamentale Muratoria. La Morte la Rinascita e la Trasmutazione si raccolgono nella leggenda di Hiram, qualificante ogni Rito, nonché ogni cerimonia rituale, anche là dove Hiram può chiamarsi Gesù od Oro.
Non si esce dal seminato. La leggenda del Maestro rievoca semplicemente il mistero “classico” ed universale della morte e della rinascita. In quanto preparazione all’immortalità, i Versi d’Oro corrispondono ai Logia, al Corano, ai Discorsi di Buddha e rievocano la sacralità profetica e quella degli antichi testi Arjas, come il Libro dei Morti Egiziano (in particolare la liturgia del Giudizio). Entreranno quindi nel discorso, il Maestro Discreto, il Grande Eletto della Sacra Volta, il Sublime Minervale, il Cavaliere dell’aquila e del Pellicano, il Sublime Commendatore degli Astri, e la Suprema Assemblea templare.
Un tracciato comparativo fra il vecchio e il nuovo è dunque possibile, ove si “fermino” alcuni punti fondamentali di comune evidenza. Penso che essi si siano fatti naturalmente strada come segue:
1- la RIGENERAZIONE ossia la premessa di qualsiasi operazione filo-sofica secondo un “tecnica” rituale;
2- la IMMORTALITA’ in quanto consapevolezza dell’individuo di avere o di ritrovare una relazione cosmica;
3- la MISURA DEL MONDO: ogni cosa si illumina alle motivazioni universali della Ragione- Giustizia;
4- il FUOCO CENTRALE. Attraverso la sigla INRI si chiarisce la connessione tra l’origine del Mondo e l’origine dell’Uomo : dalla Catarsi al Tutto, il Cerchio si chiude.

1 PITAGORA

Il fondamento logico-matematico del Pitagorismo ha contribuito a dare tipica fisionomia alla pratica della purificazione, propria in antico, delle Religioni e dei Misteri: -quando ti avvicini al tempio, avrai deposto ogni traccia della tua vita sensibile, sarai scalzo e umile, con le mani libere e ti prostrerai innanzi alla voce spirante dei venti- Nel Convito platonico, il Saggio -una volta diradate le ombre della notte e lasciati i convitati ebbri ancora nel sonno,- inizia la giornata con il lavacro e la preghiera al Sole.
Il contesto è simbolico, oltre che poetico e, nel personaggio di Socrate, raccoglie la reminiscenza di Pitagora: l’individuo segue la disciplina concettuale o cosciente, o della Ragione, con il suo tono di potere universale. Si narra di Pitagora che compisse sui discepoli, segni di liberazione dagli incubi del sonno, come dai malori, e che presiedesse, con il proprio benefico influsso, al risveglio degli adepti. La componente simbolica è visibile, anche perché il male, la pesantezza fisica, il tributo alla materia, sono spesso collegati -nel mondo orientale e mediterraneo- agli invisibili pesi delle tentazioni od anche semplicemente all’esaurimento del karma.
Comunque, pure che ci si fermi al fattore razionale, l’eredità pitagorica si svolge attraverso la storia del pensiero fino alle più avanzate possibilità dei tempi. Da Socrate all’epoca moderna, basta riflettere sulla nuova concezione della metafisica, non più teoretica ma logica, interiore ed universalizzante. Il senso catartico di Kant è assai duro e risente del “male radicale” di Lutero, benché Kant inclini ad un dualismo sostanzialmente gnostico-manicheo (la lotta dei due Principii). Il ripudio delle passioni, la tolleranza alle “inclinazioni” innocenti solo come sollievo alle anime ancora immature, fanno concludere che “l’anima è pura soltanto nel dolore”.
La discendenza pitagorico- socratico-kantiana è evidente nel pensiero di uno tra i maggiori spiriti religiosi contemporanei; il quale, tra l’altro, ha aperto le vie di una aspirazione profonda alla catarsi corale del Cristianesimo storico, quando non si parlava ancora neppure di ecumenismo. Mentre si proietta nel futuro, l’ideale di Pietro Martinetti riprende un motivo familiare dello spirito dei Misteri: i conflitti tra la religione e la Filosofia sono illusori. Egli sostiene infatti che la Ragione, gradualmente elevandosi dall’intellettualismo alla vita metafisica, giunse alla contemplazione dell’Unità della Vita ossia alla fonte della Religione nel suo fedele significato di ricongiungimento dell’Io al Tutto.
Se si proietta nell’attualità e più ancora nell’avvenire la Catarsi investe il metodo della Libera Muratoria. Stando alle regole della scuola Italica, la semplice spoliazione dei metalli travalica la comune accezione morale. La rinuncia è il preludio della Trasmutazione ne “l’occhio immobile dell’Alchimista”. L’aspirante ha da guardarsi allo specchio, per affrontarsi in controfigura, secondo la prova pitagorica di ascoltare le critiche più pesanti senza reagire.
Questo significa essere veramente “liberi”:cominciando da noi stessi. Se oggi, ancora spesso, restiamo fermi dinanzi a tale difficoltà suprema, perché non ammettere una porta della libertà spalancata sull’avvenire ?
Quasi la metà dei Versi d’Oro s’intitola alla Purificazione: la libertà dunque si conquista con qualche fatica, e la catarsi -ch’era l’atto preventivo di qualsiasi operazione rituale- diventa la missione permanente dell’uomo.

2 PITAGORA

Una volta stabilito il valore di base della purificazione, si proietta il destino dell’uomo oltre la vita delle fisiche apparenze. Filolao dice che la morte è la condizione che permette all’anima di seguire nel cosmo una esistenza di vera libertà. Alcmeome afferma che la qualità mortale dell’uomo si spiega solo in quanto la maggior parte degli individui non riesce a scorgere dove si va a conchiudere il capitolo aperto sulla faccia della terra, mentre solo pochi hanno la grazia di guardare oltre certe barriere. Archita distingue il vivente dal morto e attribuisce al primo la necessità di morire per rivivere, mentre colui che si è chiuso alla vita spirituale, rischia di perdere il dono di tornare in qualche modo a rivedere la luce.
I Versi d’Oro si conchiudono con la promessa della divinizzazione o liberazione dalla morte (la “osirificazione” ermetica). Le espressioni pitagoriche sono brevi, apodittiche e in definitiva oscure. D’altra parte, i modi con i quali il senso cosmico della vita compare agli occhi umani, sono imprevedibili. Le Erinni seguirebbero coloro che, allontanatisi di casa, si voltano indietro; non sputare sui propri capelli ed unghie, non lasciare l’orma della persona nel letto, dopo levati:in casi del genere l’oscurità è incisiva. La scena delle Furie ha trovato spiegazione in Julius Evola: l’anima del mortale non è immortale a priori, altrimenti l’iniziazione sarebbe inutile; pitagoricamente, l’anima diventa immortale quando si libera dalle passioni (le Erinni) e resta invece mortale se ne è dominata. Oltre alle imprevedibili influenze di ambiente e di redazione dei “formulari” magici, bisogna considerare le influenze, altrettanto impreviste ma più sostanziali, delle forze astrali sulla dimensione in cui l’uomo si muove. Allora certe espressioni strane si spiegano. Tanto più chiara invece, ai fini del rapporto io-cosmo, è la prescrizione di non cibarsi di “cadaveri”.
La cosmicità umana, dalla quale dipende l’immortalità meglio si spiega con il Tempo (che sarebbe stato inteso da Pitagora, l’Anima del Mondo). Tutto vibra e tende al Fine supremo; e il tempo è la segnatura musicale di un moto perenne nel cui contesto l’individuo è libero di assumere il proprio ruolo. Una tale visione delle cose appartiene specialmente ad Archita, che stabilì la differenza tra fisico e psichico. La funzione catartica della Musica, anche sotto l’aspetto terapeutico, si spiega in quella forma di possibile sopravvivenza assonnate alla regola generale del mondo. Quando si legge che Pitagora calmava con il suono gli agitati e gli ebbri, si ridiscende alla sperimentazione dell’influenza musicale sugli esseri meno evoluti, per esempio sui serpenti.
E’ vero che la musica può apparire talvolta distrazione dal Fine, incantamento per l’uomo (le Sirene); ma i pitagorici presupponevano la capacità dell’Iniziato (Ulisse) di reinserire nella Misura (il Tetracordo), le note sparse, ossia le forze incontrollate. Certo non è possibile od almeno è assai difficile, raffigurarsi il “vivere sub specie interioritatis” di cui insiste Arturo Reghini, stabilendo un ponte, attraverso Renè Guenon, con la tecnica dei Vedanta. Basterebbe per un momento considerare l’immobilismo sostanziale, di questa esistenza (non erroneamente chiamata “Valle delle lacrime”) per capire che l’immortalità deve ragionevolmente passare attraverso il rischio di innumerevoli forme.
Neppure credo si possa negare -pitagorica o no secondo alcuni- la Metempsicosi. In buona sostanza, essa esprime la coscienza del limite dell’io di fronte all’universo (e dunque l’umiltà è indispensabile all’iniziato). Non diventeremo immortali né qui, né a pochi passi di distanza, né con esercizi speciali (per quanto elevati e degni), né con la fede, la grazia, la contemplazione (beatifiche ed ammirande comunque).
E’ Ragon infine che ci offre la spiegazione più comprensibile di quella metempsicosi; la quale facilmente fa sorridere, purché non si pensi, in quel momento, all’incommensurabile grido di dolore degli animali sacrificati, torturati, vivisezionati, perseguitati fino all’estinzione della specie, da oggi fino alla notte dei tempi. Pitagora ricavò dalla terra a noi “materna” (l’antichissima India) piena di “principi nobili” e di “molte assurdità” contemporaneamente, la credenza di uno specchio ammonitore dell’avvenire dei cattivi, e la presentò agli strati sociali meno evoluti.
Ragon ricorda ancora Palinuro: Bali-Nur: luce del Sole, precipitato dalla “nave” (secondo le immagini del “carro” di Osiride, l’Apollo egiziano), i cui riti invocati post-mortem ne salvarono l’anima da Tifone (l’Abisso). Infine, la leggenda di Senofonte sull’intervento del Maestro a difesa di un cane maltrattato, rientra nella generale normativa dei Saggi che la Natura (ed i deboli) sia rispettata. Nei guaiti di quella povera bestia Pitagora disse di aver sentito una voce amichevole. Niente di curioso o di straordinario per noi cui la Scienza ha dimostrato che gli animali superiori sono in grado di riconoscere i loro stessi consanguinei e che la traduzione del linguaggio delle piante (la cui psichicità è stata perfino fotografata), tradotta in lingua umana, suona”amicizia”. Il Maestro sentiva allora, quello che oggi il progresso permette di sentire a tutti: ancora una aggiunta alla nostra responsabilità verso il Cosmo !

3 - PITAGORA

Fondamentale contrassegno del Pitagorismo è la disposizione a riassumere tutti i destini particolari in una motivazione razionale manifestata dalle Leggi della Natura. Secondo Aristotele, i Pitagorici usarono allo scopo, le matematiche; noi possiamo aggiungere che, precorrendo Cartesio, avrebbero inserito nella filosofia e nelle visioni del mondo, il criterio matematico. Aristotele disse anche del disinteresse (l’amore per il “sapere stesso”) di quanti rifuggivano l’ignoranza e si rivolgevano alla filo-sofia, questo è importante per ritrovare il concetto filosofico di fondo: misura dell’universo-giustizia. Sono convinto che questi siano i reali termini della cosmologia pitagorica.
Il Cielo fu considerato un Numero -prosegue Aristotele-, ed il sistema generale delle cose apparve il riflesso della “disposizione dell’universo intero”, sia pure ricorrendo ad “accorgimenti” o forzature (con Pitagora, Aristotele non è tenero). Il primo e glorioso assertore della Logica -e quindi del principio di identità e di non contraddizione- ha ammesso dunque che altri abbia potuto immaginare “le coppie di contrari” (le aristoteliche Categorie, se si vuole), come cause “materiali” in quanto “entrano in composizione dell’intero esistere”.
Malgrado nello spirito classificativo aristotelico, si è fatta strada da sè la componente dialettica universale. Essa figurava già nella fase conclusiva del pensiero di Platone (per più versi amico di Pitagora) e poi comparirà nella scienza moderna, nella tematica bivalente di “materia” ed “energia”. La costante apertura del problema trova in ogni caso conferma nella difficoltà ricorrente di armonizzare la Scienza e lo Spirito (soprattutto in termini di Religione).
La situazione della nostra epoca è tipizzata dall’ampio sviluppo delle cognizioni tecniche e delle autentiche meraviglie dell’informatica. Eppure lo stesso individuo che non scorge miracoli nel cervello elettronico, né si impressiona ad avere “creato” o comunque riprodotto nella vita una parte operante di se stesso, si appoggia acriticamente più o meno, al costume, specie nella religione, ed a tradizioni che , nell’intimo, forse, lo toccano appena.
Sul simbolismo delle “cifre” pitagoriche, numerose, note ed esaurienti sono le pagine stampate. I riferimenti massonici sono sostenuti dalla Tavola Tripartita (i primi 9 numeri distribuiti 3x3 su colonne ed aventi il 5 al centro) I riferimenti all’esoterismo dantesco sono confortati dal 3 e dal 9 in poetiche assonanze culminanti nella figura di Beatrice.
Le 9 Muse e i 9 Archi dell’iniziazione talmudica e biblica; le 9 Sephirot della Kabbala, rimandano tutti all’origine del mondo rappresentata dal Triangolo con dentro il Nome Sacro e l’occhio (Dio o sia la Coscienza), secondo la Tetractis. Nella specifica euritmia rituale, si snodano le cifre 3, 5, 7, 9; a me sembra vogliano esprimere la piena volontà di apprendere la vita, l’intelligenza adeguantesi alla cognizione dei Misteri, la composizione del Triangolo e del quadrato ovvero del Sapere illuminato dal Punto e dalla terrestre fondazione civile su regole di bene.
Dalla struttura (o sinfonia di corrispondenze) della Piramide, si deduce infine la consapevolezza di corrispondere l’Alto con il Basso e viceversa (come nella Tavola Smeraldina). Diaz de Palma ha intuito il collegamento tra la iniziazione egiziana ed il senso pitagorico della giustizia, quando ha immaginato l’equilibrio della vita come il riflesso di Ermete Trismegisto, emergente dalla dialettica dei contrari.
Anche ove sembri un poco affrettato passare subito alla dottrina degli Alchimisti ed alla Kabbala, la dialettica cosmica resta il punto più sicuro di raccordo. Si tratta di rinvenire sotto le sabbie di Memphis, i solchi di una via che si chiama Numero-Giustizia-Natura. L’equilibrio non è scienza pura, né pura idea, ma realtà nel Microcosmo e nel Macrocosmo, in noi e sopra le nostre teste. Anche il rapporto immanente e trascendente ne ritrae una più convincente esplicazione.
Ed anche per tale motivo, con sufficiente probabilità, le Costitutions of the Ancient Fraternity of Free and Accepted Masons under the United Grand Lodge of England (Freemasons’ Hall, London 1970) riportano la Squadra ed il Diagramma della 17° proposizione del Libro di Euclide in cornice d’argento, per dare un distintivo -che è certamente un certificato di sperimentata consacrazione- al Past Master. Se si riflette sui possibili collegamenti (che il Reghini ha sostenuto) tra la concezione pitagorica della Natura (con la quadratura del Circolo) e quella di Scoto Eriugena (le quattro sequenze del circolo nel De divisione naturae) pur senza escludere il precorrimento Pitagorismo-Vedanta, si deve riconoscere la linea che congiunge Pitagora a Plotino ed alla sua scuola. Il Mistero aristocratico si è andato via via allargando nell’orizzonte di una cittadinanza -religiosa e civile- universale.
ché il Piombo sarà trasformato nell’Oro.

4 - PITAGORA

La Luce è nell’ombra ed è mescolata alle tenebre. Questa affermazione che Ferocle attribuisce a Pitagora è il preludio (giovanneo) del Ciclo del Fuoco da cui, secondo la Legge stabilita dall’Unico Padre (plotiniano), provengono gli Dei, gli Eroi e i Demoni. La unità Suprema dunque si esprime con gli Elhoim. In questa luminosa ed impressionante progenie del Fuoco, prendono posto, -sempre nella tradizione pitagorica o pseudo- gli Uomini: precedono i Demoni, ma seguono gli Dei; non a caso un poeta, passato per malinconico, e libero muratore, dirà che l’uomo “vive tra il tutto ed il niente”.
Ma veramente, vale immaginare una storia metafisica della Luce per spiegare l’apparizione dell’uomo ? Il Pitagorismo comunque ha inteso studiare scientificamente i problemi “della terra” per liberare l’uomo non solo dalla noiosa foschia della sua abituale atmosfera, quanto dalla parte del suo sè cui i demoni sono più vicini e gli dei maggiormente lontani. Quando secondo Vincenzo Cuoco, Platone avrebbe detto che in Egitto, le dottrine erano discordanti dalle italiche, poteva forse avere ragione, rispetto ad un mondo tradizionalmente popolato di dei, da immagini di morte e di sopravvivenza ed infine da conoscenze di aristocrazia scientifica per più versi ancora misteriose ?
Platone in Italia non è meno leggendario di Pitagora. Sul piano dei simboli poi, l’Egitto non è tanto una terra classificata in metro di storia, quanto un simbolo esso stesso (Misraïm).
Secondo il Mackhey, la distinzione di “esoterico” ed “exoterico” è venuta proprio dai preti egiziani, ed ha indicato per conseguenza, la possibilità di una catena autonoma di pensiero ovviamente custodita dai pericoli della impreparazione. Si tratta di vedere se mai quali dovevano essere i termini di quella custodia, ma qui siamo nell’opinabile. Pitagora di certo viaggiò nel Mediterraneo e da Sais ebbe l’avvio ad introdursi in tutti gli altri Misteri. Tanto è probabile, essendo poi, a distanza di grande tempo, la testimonianza di lui riapparsa in Alessandria e nel Rinascimento ed oltre. Allora, quando gli iniziati del Rito di Memphis e Misraïm congiungono l’Oro e l’Argento potenzialmente contenuti nel Mercurio secondo l’immagine del Caduceo (Cavaliere del Sole) ed al supremo limite della consacrazione templare, si purificano nel Piombo in fusione (33°grado), Ermete rinasce per tutti dalla notte dei tempi , sotto tutte le immagini. E la Natura si ritrova nel Fuoco Centrale: da Pitagora agli Stoici fino all’Apocatastasi cristiano-alessandrina che chiuderà il cerchio aperto da Eraclito “l’Oscuro” (l’Iniziato) profetizzante l’Eterno ritorno e la Legge cosmica delle Trasmutazioni.

CONCLUSIONE

I punti di appoggio per una sintesi potrebbero essere due (senza escludere tanti altri e validi possibili): l’enciclopedia esoterica di Jean M.Ragon (specialmente “I Misteri della Messa”, opera condotta con metodo di serrata comparazione tra l’esoterico e l’exoterico) e le recenti scoperte sull’Ermetismo di Francis Yates ( “L’Illuminismo dei Rosa-Croce” ). Lasciamo da parte per un momento l’esegesi storica rivelatrice del ruolo ricoperto dalla famosa Società all’epoca della Guerra dei Trent’anni, in appoggio a Federico di Anhalt del Palatino, ed in particolare all’alchimista John Dee con la sua influenza in Boemia e rileviamo questa osservazione-chiave. La “Monas hieroghlyphica” (che aveva caratterizzato i manifesti rosacruciani) s’impernia sulla “ Y “ pitagorica ed interpreta la possibilità di due direzioni di scelta: quella dei tiranni e quella degli adepti o “maestri ispirati”. A tale seconda via si ispireranno Comenio e tutti i precursori (ed i sognatori) della Cristianopoli “futura”. Si può capire ora cosa abbia inteso F. von Bezold, scrivendo nei suoi studi sulla riforma, che Sebastiano Franck sostenne il paradosso:”Ermete Trismegisto ha scritto su Cristo in modo più chiaro di Mosè”. Già nella Yates le Idee platoniche (mistero cosmico da vedere o piano ermeticamente intravedibile) compaiono a proposito delle “Nozze Chimiche” del mitico Cristiano Rosenkretz .
Il risalire ai motivi platonici permette a noi ora la sintesi pitagorica (che già si è fatta strada). Ma la vitalità di Platone in senso soprattutto misterico (dal mito della “caverna” alla catarsi attraverso la successione delle vite) si è travasata in Plotino, la cui scuola -come il neopitagorismo di Nigidio Figulo, di Moderato, di Nicomapo, e specialmente di Apollonio di Tiana- ha improntato l’intera cultura mediterranea (e quindi europea) prima e dopo il Cristianesimo e L’Islam ed in feconda convergenza con l’Ebraismo.
Il maestro di Plotino, Ammonio Sacca, era uscito da Alessandria; Plotino era un egiziano di Licopoli, cosmopolita, ma italico nella sostanza, perché il suo tentativo di una città ideale (Platonopoli) fu portato da lui in Campania, non lontano dalla Nea-Polis dove Campanella avrebbe poi ideato la Città del Sole. Plotino adombrò l’Iniziazione nella “Estasi”, punto di arrivo dell’ascesa dell’Io alle fonti cosmiche dell’Essere; concepì sotto l’immagine matematica Iddio, (pitagoricamente l’UNO) e lo chiamò (cristianamente) il PADRE; descrisse l’esistenza universale quale emanazione luminosa (dal Centro del Fuoco); diede alla Natura la fisionomia teo-fanica (poi rinascimentale) e vi tracciò il dualismo Luce-Spirito e Tenebra-Materia (destinato ad ispirare San Giovanni e Giacomo Böhme); stabilì il punto di base dell’unità delle Religioni, del loro studio comparato (sincretismo) e dell’annuazione dell’Universo. La sua scuola infine diede, con la vergine Ipazia, il primo esempio di martirologio filosofico e del Libero Pensiero.
Inoltre la sigla I.N.R.I. riceve qui una interpretazione veramente ecumenica, Tra i R+C, I Cabalisti, i Pitagorici (per la Sacra Tetrade) e la Ermetica Filosofica. La sigla è composta dei nomi dei Quattro Elementi e cioè “Iammin” (l’Acqua), “Nour” (il Fuoco), “Ruah” (l’Aria), “Jebeschah” (la Terra ).
I Templari avevano inoltre una duplice apertura, quella pragmatica sostenuta dalla ferrea disciplina e dalle notevoli ricchezze e quella religiosa, presumibilmente riformatrice. Essi compirono -attraverso il simbolo di Baphomet che sarebbe servito a diffamarli ed a perderli- una ripresa dei motivi più vitali della conoscenza della Natura. Il Cristianesimo aveva ereditato dall’Ebraismo qualcosa di significativo in materia. La tensione grandiosa e spesso tragica vissuta da Israele per conquistare il concetto di Unità di Dio, si svolse a prezzo di una pericolo rinunzia: il contatto culturale e sperimentale con la Natura andò perduto ed il mondo divenne l’oggetto della “creazione”, ed il teatro dei segni della “potenza” di Jahvè. Abba Eban, con la sua Storia del Popolo Ebraico, ha scritto un libro di orgogliosa dignità e di sublime testimonianza; ma la separazione del destino umano dal ciclo della Natura, e l’illusione di aver stabilito così un fondamento spirituale ad una religione nuova, mentre le altre restavano a condizioni deformatrici e idolatriche, non sono né logica né storia. Basti pensare alle conseguenze incalcolabili, anche per il Cristianesimo, delle leggende demiurgiche della creazione dei cielo e della terra, con tutte le contraddizioni più o meno materializzanti e non certo spiritualizzatrici. Lo spirito ebraico invece ha dimostrato con il tempo inattese risposte di vitalità e apertura (anche con le più lontane culture) ed ha assunto l’impronta vitale sincretistica e neoplatonica attraverso la Kabbala e Filone, la stessa tormentata storia del Talmud, fino all’eretico Spinoza.
Il Supremo Consiglio (pure nella sua articolazione di Consiglio Supremo e Supremo Consiglio propriamente detto) è in sostanza l’elevazione dell’idea filosofica e sociale del Tempio a messaggio vivente apocalittico, e la formula “Deus meumque Jus” configura l’Uomo liberato per il destino dell’Avvenire. L’Aquila è il simbolo egiziano della sapienza. L’Ordine e il Progresso universale si compongono nelle due teste che, da una parte e dall’altra, avendo possibilità illimitata di sguardi, formano un Cerchio. La Spada mette Onore e Potere a disposizione della conoscenza, affinché l’Arte Regia possa vincere- nell’Ordine e nel Progresso- il Caos politico, sociale e religioso ove il mondo frana “ a causa dell’ignoranza della Santa Scienza”.
L’aristocrazia iniziatica pitagorica trova i propri confronti nell’”unità” del lume corrispondente al “quadrato” dell’altare, nell’invocazione al Nome Sacro ed agli Dei che lo manifestano, nelle nozze del Sovrano Ispettore all’Ordine, al Paese e a Dio, attraverso l’anello che diviene da quell’ora, un pegno sacro fino alla morte ed oltre. La Tetrade si riflette ancora nei significati del quadrato dell’altare: Libertà, Ragione, Equità, Giustizia, e il Pentalfa si ritrova nella sistemazione delle cinque lampade: “La religione naturale universale e immutabile; il segreto delle operazioni della Natura; la perfezione del Vero Tempio che è il cuore umano; la vittoria del Sole sulle Tenebre e il Trionfo della Verità e della Virtù sugli errori e sulle passioni.
A questo punto non sarà facile tracciare eventuale distinzioni, perché il 33° grado si è elevato sulle memorie di Memphis con la stessa plastica evidenza con la quale Ernesto Buonaiuti definì Pitagora: “il primo maestro completo della filosofia Mediterranea”. “Ordo ab Chao” si rivela il saluto di attesa, d’illuminazione e di speranza, al 33°eone: dallo splendore del Pleroma alla opacità della Terra, dal Cristo vittorioso sulla morte al sacrificio dell’uomo Gesù.
Abba Eban, Storia del popolo Ebraico, trad. di A. D’Anna, Mondadori 1975;
Federico von Bezold, L’età della Riforma, 2°Ed., trad. O. Rosenthal, La Nuova Italia , Venezia 1928;
Rituali dei Gradi Simbolici della Massoneria di Memphis e Misraïm a cura di Franceso Brunelli, Bastogi, Foggia, 1981;
Frances A.Yates L’illuminismo dei Rosa- Croce.
Uno stile di pensiero per l’Europa del Seicento, Trad di Metella Rovero, Einaudi ,1976.

 

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